Intervista a Federico Bianchi, Sales Director Direct Customer Italia di PTV Logistics
Qual è oggi il principale ostacolo culturale o organizzativo che riscontrate nelle aziende quando proponete un salto di qualità nella gestione dei dati di magazzino, produzione e trasporto?
In molte aziende, una parte preziosa del know-how logistico non era scritta, semplicemente perché non sembrava indispensabile: quale cliente non riceve prima delle nove, quale strada evitare il venerdì. È un sapere costruito in anni di esperienza, un vero patrimonio. La difficoltà è farlo entrare in un sistema senza perdere nulla per strada. E quando produzione, magazzino e trasporti hanno ciascuno le proprie regole, il cantiere è per forza prima di tutto organizzativo.
CDM Logistica, operatore logistico italiano con oltre trent’anni di esperienza, lo ha vissuto in prima persona. Con più di 400.000 spedizioni l’anno e una crescita a due cifre dalla pandemia, la pianificazione manuale non bastava più. Serviva uno strumento capace di rispettare i loro vincoli reali: orari, tipo di merce, mezzi disponibili. Il sistema è stato operativo in sette giorni e il beneficio è stato rivelatore: giri meglio bilanciati tra gli autisti e una distribuzione più equa del carico di lavoro.
La differenza si vede quando l’esperienza dei team e la potenza dello strumento avanzano insieme: il software porta la capacità di calcolo, i pianificatori la conoscenza del campo.
Oggi siamo sommersi dai dati (IoT, RFID, sensoristica). Qual è la vera sfida: raccoglierli e averli a disposizione o riuscire a trasformarli in decisioni di business in tempo reale?
Sulla carta, i dati sono ovunque. Nella realtà, le cose sono più sfumate. Quando avviamo un progetto di ottimizzazione dei giri di consegna, la prima domanda non è «avete dei dati?», ma piuttosto «dove si trovano?» e «ci si può fidare?». Un indirizzo approssimativo, una finestra di consegna che tutti conoscono ma che non è scritta da nessuna parte: ogni dettaglio conta. Un algoritmo non corregge un dato sbagliato, lo replica su larga scala.
Buona parte del lavoro si fa quindi lì, ed è normale: è il punto di partenza di ogni progetto serio. Non si punta a un dato perfetto dal primo giorno. Si punta a un dato abbastanza affidabile, che si affinerà con l’uso.
Poi tutto si gioca sul momento in cui arriva l’informazione rilevante. In Fileni, a Cingoli, circa 4.000 consegne al giorno devono raggiungere tutta Italia entro sedici ore. Quando un autista fotografa una bolla contestata, l’ufficio contestazioni la vede subito e può chiamare il cliente mentre il camion è ancora lì. Un dato affidabile, al momento giusto: è questa la vera forza del tempo reale.
Se doveste indicare la sfida numero uno che i responsabili della logistica si troveranno ad affrontare, nei prossimi mesi, quale sarebbe?
Per me, è il rapporto tra le aziende produttrici e i loro trasportatori.
Una volta che la merce ha lasciato la banchina, molte aziende gestiscono ancora il trasporto come un acquisto: gara, tariffe, e ci si sente soprattutto quando qualcosa va storto. Ma le finestre di consegna si restringono, gli autisti mancano e la pressione sui costi riguarda tutti. Stringere ancora sulle tariffe non porta più molto lontano.
Il vero margine di miglioramento sta nel condividere le stesse informazioni. Fileni ne è un esempio perfetto. L’azienda lavora con una quarantina di trasportatori e condivide con loro i propri indicatori di performance: il confronto si basa su fatti concreti e i problemi si risolvono più in fretta.
Oggi molti trasportatori sono pronti a raccogliere le sfide dei propri clienti e a essere veri partner, affrontando insieme le stesse sfide in uno spirito di miglioramento continuo.