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Interviste

Intervista a Vincenzo Mascaro, Sales Expert di Leviahub

Qual è la spinta principale che sta guidando i vostri potenziali clienti verso l’automazione e l’AI, in questo momento? Si tratta di abbattere i costi o di una reale necessità di scalare?

Credo che il mercato stia finalmente comprendendo una distinzione fondamentale: digitalizzare non significa necessariamente innovare.
L’intelligenza artificiale e l’automazione non possono essere considerate semplicemente strumenti per ridurre i costi. Devono permettere alle imprese di governare una complessità crescente, migliorare le decisioni e sviluppare nuovi modelli di business.
La vera sfida non è fare le stesse cose con meno persone, ma mettere le persone nelle condizioni di lavorare meglio, più velocemente e con maggiore consapevolezza.
L’AI rappresenta una straordinaria opportunità, a condizione che venga applicata a processi conosciuti, governati e misurabili.
La tecnologia deve creare valore, non limitarsi a prometterlo.

Il mercato richiede sempre più piattaforme integrate o soluzioni fortemente specializzate verticali? Qual è la vostra risposta e la vostra filosofia di prodotto?

Credo che contrapporre piattaforme integrate e soluzioni verticali sia ormai un falso problema.
Le imprese non ragionano per software, ma per processi, responsabilità e risultati. Trasporto, magazzino, produzione e amministrazione non possono più essere considerati mondi separati.
In Leviahub lavoriamo proprio su questa convergenza, attraverso un ecosistema di soluzioni specialistiche capaci di dialogare e valorizzare le informazioni lungo l’intera supply chain.
La nostra filosofia è accompagnare le imprese nella costruzione di processi integrati, rispettandone le specificità operative e gli obiettivi di crescita.
Il valore non è avere tutto dentro un unico prodotto, ma fare in modo che tutto ciò che serve all’impresa lavori insieme

Qual è oggi il principale ostacolo culturale o organizzativo che riscontrate nelle aziende quando proponete un salto di qualità nella gestione dei dati di magazzino e produzione?

Il principale ostacolo non è tecnologico, ma culturale e organizzativo.
Troppo spesso si chiede alla tecnologia di risolvere problemi che nascono da processi inefficienti, responsabilità poco definite e abitudini consolidate nel tempo.
Digitalizzare un’inefficienza non significa eliminarla. Talvolta significa soltanto renderla più veloce.
Il vero salto di qualità avviene quando imprenditori, manager e operatori comprendono che il cambiamento deve partire dall’organizzazione, prima ancora che dagli strumenti.
In quasi trent’anni di esperienza nel settore ho imparato che i progetti tecnologici di maggior successo sono quelli nei quali le persone comprendono e condividono gli obiettivi della trasformazione.
La tecnologia può accelerare il cambiamento, ma non può sostituire la volontà e la capacità di realizzarlo.

La tracciabilità non è più solo una questione di conformità, ma di strategia. Come sta cambiando la richiesta di trasparenza lungo la supply chain da parte dei vostri clienti?

La tracciabilità sta cambiando profondamente significato. Per anni ci siamo concentrati sul sapere dove fosse una merce. Oggi dobbiamo conoscere cosa accade lungo l’intera filiera, anticiparne le criticità e condividere informazioni affidabili.
La digitalizzazione dei documenti di trasporto, a partire dall’eCMR, la lettera di vettura elettronica, rappresenta uno dei passaggi più concreti e significativi di questa trasformazione.
Non significa semplicemente eliminare la carta, ma rendere disponibili informazioni e documenti in tempo reale, accelerare i processi amministrativi, ridurre le inefficienze e migliorare la collaborazione tra committenti, trasportatori e destinatari.
In Leviahub consideriamo la digitalizzazione documentale parte integrante di un percorso più ampio di integrazione e trasparenza della supply chain.
È un cambiamento che riguarda il modo stesso di lavorare, condividere responsabilità e costruire fiducia tra le imprese.
Chi considera ancora la digitalizzazione documentale soltanto un adempimento normativo rischia di non comprenderne il vero valore competitivo.

Perché un visitatore del #GLMSummit26 dovrebbe assolutamente sedersi al vostro tavolo? Cosa siete in grado di proporre in questa delicata fase di transizione?

Perché prima di parlare di software vogliamo comprendere come funziona un’impresa, quali difficoltà affronta e soprattutto dove vuole arrivare.
In quasi trent’anni di esperienza nel settore ho imparato che le migliori relazioni commerciali nascono dalla conoscenza dei processi, dalla competenza e dalla fiducia reciproca. Non da una dimostrazione di prodotto.
Al Global Summit portiamo un ecosistema di soluzioni per trasporti, magazzini e supply chain, ma soprattutto la volontà di confrontarci con imprenditori e manager sulle trasformazioni reali del loro business.
Credo che oggi un partner tecnologico debba saper ascoltare, comprendere e assumersi la responsabilità di contribuire concretamente ai risultati dei propri clienti.
La logistica non ha bisogno di altri software che promettono di rivoluzionarla. Ha bisogno di tecnologie e partner che conoscano davvero il mestiere di chi le utilizza.

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