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Interviste

Intervista a Andrea Petoletti, CEO e Partner Manager di MadLab

Buongiorno, grazie per questa intervista e per la partecipazione al #GLMSummit26. Cosa vi aspettate da questo evento e con che spirito vi apprestate a parteciparvi?

Con uno spirito preciso: far sedere allo stesso tavolo due cugini che si conoscono da sempre e si parlano pochissimo. Si chiamano MES e WMS. Fabbrica e magazzino comprano software diversi, ragionano con tempi diversi e alla fine si passano le informazioni con Excel, telefonate e fogli di carta. Poi ci si stupisce se il materiale arriva in linea in ritardo.
Da un #GLMSummit26 che quest’anno mette insieme logistica e produzione ci aspettiamo di incontrare chi questo problema lo vive ogni mattina: responsabili di produzione, di magazzino, dei sistemi informativi. Veniamo con esempi concreti, non con slogan sulla tecnologia. E con le orecchie aperte, perché metà di un buon progetto è ascoltare.

Qual è la spinta principale che sta guidando i vostri potenziali clienti verso l’automazione e l’AI, in questo momento? Si tratta di abbattere i costi o di una reale necessità di scalare?

Né l’uno né l’altro, se presi da soli. La parola giusta è controllo. Ordini sempre più piccoli e frequenti, varianti che si moltiplicano, persone che non si trovano: la complessità corre più veloce della capacità delle aziende di governarla. E la regola non perdona: o controlli la produzione, o la produzione controlla te.
L’AI la sviluppiamo anche noi: con Ciclope™, per esempio, insegniamo alle telecamere ad alta definizione a riconoscere materiali e operazioni in magazzino. Proprio per questo sappiamo che spesso entra dalla porta sbagliata. Si parla di algoritmi predittivi in reparti dove le giacenze si contano ancora a occhio e gli avanzamenti di produzione arrivano a fine turno, su un foglio. È come chiedere le previsioni del tempo a chi non ha nemmeno un termometro. Prima si misura, si collegano MES e WMS, si rende il dato affidabile. Poi si chiede all’intelligenza artificiale di prevedere. In quest’ordine, non al contrario.

Il mercato delle soluzioni automatizzate è sempre più affollato. Qual è l’elemento chiave della vostra offerta che vi posiziona come partner strategico rispetto ai concorrenti?

Affollato è dire poco. Ma è affollato soprattutto di prodotti, e noi non vendiamo prodotti: costruiamo sistemi. La differenza sta in una richiesta che al cliente non facciamo mai: cambiare il suo modo di lavorare per far contento il software. È il software che si DEVE piegare ai processi reali, eccezioni comprese. E nelle PMI italiane le eccezioni sono la regola.
MES (EasyMexs™), WMS (EasyStock™) e WCS (AutoStock™) li abbiamo sviluppati in casa. Quando produzione, magazzino e impianti automatici sono affidati a tre fornitori diversi, in mezzo serve un interprete, e ogni traduzione perde qualcosa. Da noi non c’è niente da tradurre, fino al controllo diretto delle macchine.
Infine, il dopo. Il giorno dell’avvio non è il traguardo, è la partenza: i processi cambiano, sempre, ed è lì che si vede chi è partner e chi è fornitore. Per questo ogni avvio prevede sei mesi di verifica, prima ancora dei contratti di assistenza.

Qual è oggi il principale ostacolo culturale o organizzativo che riscontrate nelle aziende quando proponete un salto di qualità nella gestione dei dati di magazzino e produzione?

Lo status quo… L’abitudine. Anni fa un imprenditore, a mio parere illuminato, disse: «Il peggior nemico dello status quo è lo status quo stesso».
La tecnologia c’è e funziona; quello che frena è il classico “abbiamo sempre fatto così”, probabilmente la frase più costosa delle PMI italiane.
In molte aziende l’informazione viaggia ancora come nel telefono senza fili: parte dalla pianificazione, passa dalla produzione, arriva al magazzino, e a ogni passaggio perde un pezzo. Ogni reparto custodisce i suoi dati e agli altri chiede solo lo stretto necessario.
Il salto di qualità è quella che chiamiamo democrazia dell’informazione: ogni reparto è insieme mittente e destinatario, e il magazzino vede in tempo reale cosa servirà alla produzione invece di rincorrerla. Spaventa, perché è come accendere la luce in una stanza chiusa da anni: la polvere c’era già, adesso però la si vede. Molti rimandano per paura di sbagliare. Ma oggi l’errore più caro è restare fermi.
Per questo gli operatori li coinvolgiamo dal primo giorno di analisi, non dal giorno della formazione. Un sistema calato dall’alto lo subisci; uno che hai contribuito a disegnare lo difendi. «Persone oltre i bit», per noi, non è uno slogan: è un metodo.

Perché un visitatore del #GLMSummit26 dovrebbe assolutamente sedersi al vostro tavolo? Cosa siete in grado di proporre in questa delicata fase di transizione?

Perché al nostro tavolo la fabbrica e il magazzino si siedono dalla stessa parte. Nell’intervento “MES e WMS sono cugini: il fil rouge tra materie prime, produzione e prodotto finito” mostreremo come far viaggiare lo stesso dato dallo scaffale delle materie prime fino al prodotto finito spedito, con le quattro fasi del nostro white paper: misurare, integrare, ottimizzare, prevedere. Con esempi presi da progetti reali, non da slide di marketing.
In una fase di transizione nessuno può permettersi di buttare quello che ha già costruito. Per chi ha in casa un WMS o un MES che ha fatto il suo tempo portiamo WARP 4.0, la permuta del sistema: riconosciamo un valore economico a processi, mappature e integrazioni esistenti, invece di far ripartire tutto da zero.
A chi si siede chiediamo una cosa sola: in quale punto, oggi, l’informazione si interrompe tra produzione e logistica? Da lì parte ogni nostro progetto. Il nostro mantra quotidiano è una domanda: “Cosa TI serve per arrivare lì?”. Al nostro tavolo quella domanda ce la faremo insieme.

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